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Abbiamo il piacere di comunicare che nell’ambito della 45^ Settimana della Vita Collettiva, che si terrà dal 5 all'8 novembre 2009 presso il Palazzo dei Congressi a Roma Eur, l'URIA per venerdì 6 novembre ha organizzato 2 Convegni dedicati a


La Mattina

riflessione dal caso Abruzzo

Roma 6 novembre ore 9,00 - 13,30 sala Botticelli


Il Pomeriggio


Roma 6 novembre ore 15,00 - 18,30 sala Botticelli


Ci permettiamo unire alla presente copia dei relativi biglietti e preghiamo gli interessati di farci pervenire copia della scheda di iscrizione e qualora interessati la richiesta dell'attestato di partecipazione


Restiamo a Vostra completa disposizione per ogni ulteriore chiarimento e porgiamo molti distinti saluti


LA SEGRETERIA

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Presentazione del Convegno Architettura Romana degli anni 30
Dopo la mostra "Metafisica costruita - Le città di fondazione degli anni Trenta dall'Italia all'Oltremare", organizzata nell'aprile 2002 insieme alla Regione Lazio, alla Soprintendenza Regionale e al Touring Club Italiano, l'U.R.I.A. ritorna su quell'importante periodo dell'Architettura Italiana che fu il decennio 1930-1940.
Lo fa, questa volta, con un convegno dedicato all' "Architettura Romana negli anni '30: case popolari e opere pubbliche", organizzato grazie al contributo della Provincia di Roma, nel quale si propone di analizzare parte della produzione architettonica degli anni '30 del '900, soprattutto a Roma e nel territorio romano.
Fu quello un periodo di grande creatività e, nell'arco di una decina di anni, vennero realizzate, non solo a Roma, ma in tutto il Paese, numerosissime opere, molte delle quali, anche se successivamente modificate o snaturate, sono entrate comunque a far parte della Storia dell'Architettura.
L'U.R.I.A. guarda con favore il processo di rivalutazione dell'Architettura degli anni trenta, in atto già da qualche tempo e auspica pertanto un maggior interesse da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti del patrimonio edilizio realizzato in quel periodo, per anni ignorato da gran parte della Critica architettonica. Questa trascuratezza ha portato alla trasformazione o al degrado di edifici e di complessi architettonici di rilevante importanza, molti dei quali hanno subito una radicale alterazione sia morfologica sia funzionale. Basti pensare all'Accademia di Scherma del Foro Italico di Luigi Moretti, vergognosamente modificata e trasformata in aula di Tribunale; o allo stravolgimento della Palazzina Furmanik, di De Rossi e Calza Bini; o al degrado della GIL di Trastevere, di Moretti e della GIL di Montesacro, di Gaetano Minucci; o a mille altri esempi che non è ora il caso di citare.
Con questo Convegno l'U.R.I.A. intende quindi fornire il proprio contributo al dibattito culturale sul tema delle grandi e piccole opere ingegneristiche in una fase storica, quale quella attuale, in cui si stanno decidendo le grandi trasformazioni urbane e territoriali di Roma e del suo circondario.
L'esigenza di un appropriato Convegno di Studio nasce dalla consapevolezza del valore di testimonianza conoscitiva e progettuale di un periodo storico spesso taciuto e tralasciato, mentre rappresenta, per la storia della città, un vero e proprio punto focale. Il valore di tale patrimonio non è limitato alla intrinseca valenza storica, costituisce piuttosto un prezioso bagaglio di esperienze e innovazioni tecniche di sicuro riferimento per le tematiche progettuali contemporanee.


Intervento alla Conferenza Nazionale ANIAI del giorno Venerdì 17 Novembre 2006
Alessia Guarnaccia, Presidente dell’Associazione Nazionale, Giovani Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori

Buongiorno a tutti,
vi porto i saluti del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che è in queste ore a Nairobi, in occasione della 12esima Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici organizzata dall’ ONU.
Il ministro mi ha chiesto di rappresentarlo, questa mattina, a sottolineare l’attenzione del suo dicastero verso l’unico approccio possibile allo sviluppo dell’uomo e del mondo: cioè quello sostenibile.
I delegati riuniti in Kenya stanno cercando di prevedere cosa accadrà dopo il 2012, quando scadrà il protocollo di Kyoto, e stanno preparando un pacchetto di provvedimenti in anticipo su questa scadenza.
La Conferenza di Nairobi sta definendo, inoltre, un cammino per mettere in grado i Paesi in via di sviluppo, (considerati i più minacciati dalle catastrofi climatiche) di adattarsi ai mutamenti del clima.
Secondo un rapporto pubblicato alla fine di ottobre dall'economista britannico Sir Nicolas Stern, il riscaldamento globale potrebbe costare all'economia mondiale fino al 20 per cento del Pil nei prossimi dieci anni, se non si interverrà subito con misure radicali.
Il tema del clima e della difesa ambientale sarà tralaltro anche al centro del prossimo semestre di presidenza tedesca all’Unione europea.
Io Vi parlo nella duplice veste di delegata dal Ministro e di Presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori; a dimostrazione di un modo di far politica che vuole confrontarsi su metodi, prospettive ed obiettivi; che comprende la necessità di rivedere il senso del rapporto tra professionisti, ricerca e politica, con un maggiore dialogo tra le parti e la massima comprensione reciproca; che pensa ai giovani come una risorsa da valorizzare più che “ad una specie da tutelare”.
Per fare quest’ultima cosa, la politica e le istituzioni devono creare concretamente le condizioni che consentono la crescita professionale e culturale delle nuove generazioni, e fare in modo che qualificati professionisti, possano crescere ed operare nel proprio territorio, senza avere la tentazione di andare altrove. E’ anche questo un approccio eco-compatibile: è sostenibilità sociale.
E’ fortunatamente ormai acquisita la consapevolezza, si vede anche dalla composizione del parterre di oggi, che si deve agire mettendo “a sistema” la questione (della sostenibilità) per costruire un’etica condivisa da tutti, che funga da riferimento; che ci accompagni, come comunità, nella crescita; che ci dia il senso di quello che stiamo facendo.
E’ quindi, indispensabile, oggi più che mai, un approccio che coinvolge tutti gli attori in gioco, per arrivare ad una cultura condivisa che rappresenti quella “intelligenza collettiva”, unica in grado di attivare la tanto attesa “energia del cambiamento”.E’ chiaro che non si può pensare ad un progetto (architettonico e non solo) senza avere una base di valori condivisi, compatibili con il mondo. La creatività stessa deve avere un nesso con l’armonia e l’equilibrio.
La semplicità onesta dell’essenzialità si acquista con la maturità.
La questione è, quindi, contribuire tutti assieme, alla formazione di una coscienza diffusa della inscindibilità tra qualità della vita e qualità dell’architettura, tutto ciò in un’ottica di costante ricerca di sostenibilità ambientale, sociale e civile.
Come, più volte, ribadito dal Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Raffaele Sirica, bisogna promuovere una qualità diffusa dell’architettura in un contesto di democrazia urbana, laddove la qualità è necessariamente intesa in termini eco-sostenibili.
L’edilizia in Europa rappresenta il 40% dei consumi dopo i trasporti e prima dell’industria.
Lo stesso ministro Pecoraro Scanio ha insistito perché, nei nuovi piani europei per l’allocazione delle emissioni di anidride carbonica, fossero inseriti anche il riscaldamento delle abitazioni oltre al settore dei trasporti.
La necessità di sviluppare tutte le fonti rinnovabili (e tra queste certamente il solare) risponde, nell’immediato, all’ esigenza di raggiungere almeno gli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
In quest’ottica è stata istituita presso il Ministero dell’Ambiente, con decreto ministeriale, una Commissione Nazionale per l’Energia Solare, creata con l’obiettivo di individuare nuovi strumenti per incrementare la diffusione delle tecnologie solari, termica e fotovoltaica.
La Commissione prevede 6 linee di intervento, tra cui è stata specificamente costituita una linea edilizia.
E’ composta da rappresentanti di enti locali, associazioni imprenditoriali, ambientaliste e dei consumatori, sindacati e istituti universitari (tutti i componenti lavoreranno a titolo gratuito).
Una particolare attenzione sarà destinata all’analisi delle innovazioni necessarie per la diffusione delle tecnologie solari e per la loro utilizzazione, in tal modo si cercherà di promuovere un ruolo dell’industria italiana nel settore sia dell’ impiego delle tecnologie alternative esistenti che della ricerca di nuove.
Nella Finanziaria sono state, poi, previste misure per l’efficienza energetica in termini di incentivi e defiscalizzazioni per le ristrutturazioni bioclimatiche, e l’aliquota per il solare termico è passata dal 36 % in 10 anni al 55% in 3 anni.
Con l’ obiettivo di stimolare l’innovazione tecnologica per consentire al sistema Italia di reggere la competitività internazionale, sono state inoltre formulate le integrazioni al decreto legislativo 192 del 19 agosto 2005, sull’efficienza energetica in edilizia, elaborate dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero per lo Sviluppo Economico.
Queste integrazioni rendono il decreto legislativo più aderente alle disposizioni della direttiva europea 2002/91/CE e quindi consentono di evitare il possibile rinvio dell’Italia alla Corte di Giustizia europea.
Le integrazioni prevedono innanzitutto che gli edifici immessi nel mercato immobiliare dichiarino il proprio consumo energetico, infatti per gli edifici nuovi e quelli oggetto di compravendita (dal 1° luglio 2007 anche per i vecchi edifici già esistenti o in fase di costruzione all’8 ottobre 2005) scatta l’obbligo di certificazione che ne attesti la capacità di risparmio energetico.
Sempre a partire dal 1° luglio 2007 diventa obbligatoria la certificazione energetica per gli edifici superiori a 1000 metri quadrati, nel caso di compravendita dell’intero immobile.
Dal 1° luglio 2008 lo stesso obbligo scatta anche per gli edifici sotto i 1000 metri quadrati, sempre nel caso di compravendita dell’intero immobile.
Dal 1° luglio 2009, invece, l’attestato di efficienza energetica diventa obbligatorio anche per la compravendita del singolo appartamento.
Inoltre, dal 1° gennaio 2007 il certificato energetico è una condizione indispensabile per ottenere le agevolazioni fiscali per ristrutturare edifici in funzione di una maggiore efficienza energetica.
Entro la fine del 2006 un decreto ministeriale individuerà le linee guida per i criteri di certificazione, fino a quando queste non saranno emanate e rese operative, la certificazione energetica (che secondo il decreto 192 deve essere fatta da soggetti terzi) potrà essere sostituita da un attestato di qualificazione fatto dal progettista dell’edificio o dal direttore dei lavori.
Le integrazioni al decreto legislativo 192/2005 inoltre sono tese a prevedere tempi più stretti per adeguare le costruzioni ad efficaci livelli di isolamento termico e ridurre di un ulteriore 20% le dispersioni termiche entro il 2010 nei nuovi edifici;
In tutti i nuovi edifici è,poi, previsto l’obbligo del solare termico per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, per una frazione almeno del 50% del fabbisogno di acqua calda. Per i nuovi edifici è previsto, inoltre, l’obbligo di un impianto fotovoltaico la cui potenza sarà definita in un apposito decreto ministeriale.
Sono previste inoltre procedure semplificate per sostituire vecchi impianti, cioè un percorso procedurale agevolato per l’utilizzo di caldaie ad alta efficienza nelle zone climatiche più fredde al posto dei vecchi impianti di riscaldamento.
A causa della notevole diffusione del condizionamento negli ultimi anni (9 milioni di impianti venduti tra il 2000 e il 2006) i consumi elettrici sono cresciuti molto.
Al fine di ridurre il ricorso a condizionatori è stato introdotto l’ obbligo della presenza di sistemi schermanti esterni per gli immobili nuovi e nel caso di ristrutturazioni di edifici di superficie utile superiore a 1000 mquadri.
Infine con l’intento di introdurre nella pianificazione del territorio il parametro di efficienza energetica è stato previsto l’ obbligo per le Regioni di considerare fra gli strumenti di pianificazione ed urbanistici di competenza, le soluzioni necessarie all’uso razionale dell’energia e all’uso di fonti energetiche rinnovabili, con indicazioni anche in ordine all’orientamento e alla conformazione degli edifici da realizzare per massimizzare lo sfruttamento della radiazione solare.
In una prospettiva come quella attuale è assolutamente imprescindibile appellarsi alla pratica della buona architettura, che ha necessariamente già come suoi, i principi ecologici.
In riferimento all’ecologia intesa come scienza delle relazioni, mi insegnate che l’edificio è ecologico se mantiene relazioni con l’abitante, con lo spazio esterno, con il luogo.
Per cui, aldilà della specifica soluzione di dettaglio, la questione di fondo si riconferma, comunque, essere quella dell’approccio progettuale, quella di affrontare il tema del rapporto con il territorio, con il luogo.
Il problema della sostenibilità in edilizia impone una discussione sui principi di fondo, sui processi.
La qualità dipende oltre che dal progetto, dalla fase di realizzazione, per cui è fondamentale riunire gli sforzi per una regolamentazione del processo edilizio.
Oggi l’80% del costo è di manodopera, il 20% di materiali; bisogna invertire il parametro, è necessario arrivare con super-progetti e in cantiere avere la necessità di poca manodopera, specializzata.
E’ assolutamente condivisibile l’ obiettivo di dare in questo modo dei riferimenti qualitativi al valore immobiliare (oggi impazzito).
Quindi Qualità dell’Architettura come qualità della vita: segno di civiltà.Il valore aggiunto su cui si deve incidere è proprio questo: ricerca, idee, innovazione, progettualita’, cultura, know how.
Facendo una politica di investimento culturale si crea un sistema che valorizza ed accresce la professionalità.
Solo in questo modo si può ambire ad un mercato che renda possibile competere sulla qualità (un libero mercato della qualità) fondamentale per recuperare la competitività del nostro paese su scala globale e restituire all’Italia il ruolo che gli è sempre appartenuto: quello di paese dell’eccellenza. Un mercato assolutamente possibile dove l’ economia trovi fondamento nella prospettiva dello sviluppo sostenibile, e dove il valore aggiunto è dato dalla qualità eco-sostenibile.

Alessia Guarnaccia
Presidente dell’Associazione Nazionale
Giovani Architetti, Pianificatori,
Paesaggisti, Conservatori

Convegno promosso dall’Unione Romana Ingegneri ed Architetti ( URIA). Roma , 12 Novembre 2004
ILTEVERE: TUTELA AMBIENTALE E RISCHIO IDRAULICO NELL’AREA DI CASTEL GIUBILEO.
Franco Picerni - Dirigente A.R.DI.S


A-Le difese idrauliche nel circondario di Roma
Com’è noto la costruzione degli argini a difesa della città di Roma dalle piene del Tevere ha seguito nel tempo l’espansione della città : dalla fine dell’Ottocento sino al primo decennio del secolo successivo si procedette tra l’altro all’edificazione dei “ muraglioni “ per proteggere le zone più centrali della Città e dei collettori fognari ad essi adiacenti, da ponte Margherita a ponte Sublicio , onde evitare le piene da rigurgito che frequentemente allagavano le zone basse dell’abitato.
Con successivi interventi, alla fine degli anni ’30, risultavano protette, verso nord, le zone a valle di ponte Milvio e, a sud, quelle comprese tra ponte Sublicio e la foce, con una limitata interruzione presso Ponte Galeria .
Nell’ultimo dopoguerra fu completata la difesa delle zone abitate con l’erezione di arginature a valle di Castel Giubileo e nel tronco rigurgitato dell’Aniene sino a Ponte Nomentano Antico.
Complessivamente lo sviluppo attuale delle arginature del Tevere hanno uno sviluppo , su entrambe le sponde, di circa 120 chilometri tra la centrale idroelettrica di Castel Giubileo , a nord , e la foce , località tra loro 57 chilometri.
Gli argini a difesa di Roma sono costituiti da opere di tre tipologie differenti :
·Argini in muratura , veri e propri muri di sostegno ( i citati muraglioni ) delimitanti l’alveo di piena ed alla cui sommità si snodano i Lungotevere .
Si estendono nella zona più centrale della Città , da Ponte Margherita a Ponte Sublicio per circa 4.2 km.
·Argini costituiti da terrapieni rivestiti totalmente o parzialmente in muratura ;sono presenti tra Ponte Flaminio e Ponte Margherita ( 4.130 m.), a nord , e tra Ponte Sublicio e Ponte Marconi , a sud ( 3.209 m. ).In molti casi il l’originario rilevato arginale in terra è stato riempito a tergo e la scarpata verso fiume è stata dotata di rivestimenti , che solo tra Ponte Matteotti e Ponte Margherita interessano l’intera altezza della sezione di deflusso.
·Argini in terra formati da rilevati trapezoidali che formavano le difese di zone un tempo a vocazione agricola ed oggi invece sedi di insediamenti civili e di infrastrutture di comunicazione vitali per Roma . Costituiscono la maggior parte delle difese estendendosi da Castel Giubileo a Ponte Flaminio per circa 13 Km ed a valle verso il mare , per oltre 36 km .
Complessivamente gli argini si estendono quindi lungo 60,2 km di fiume , con una lunghezza complessiva di 120 chilometri.
B- La Diga di Castel Giubileo
La costruzione della diga di Castel Giubileo, entrata in funzione nel1953, ha costituito dal punto di vista idraulico un vero e proprio punto di confine : a monte la campagna romana , a valle la città. ; a monte la libera espansione delle piene , a valle l’”imbrigliatura” del fiume mediante gli argini. Castel Giubileo ha quindi idealmente , e non soltanto idealmente , sostituito Ponte Milvio come l’ingresso del Tevere nella zona abitata.
In caso quindi del verificarsi di una piena di massima intensità del fiume si avrebbe la pressoché totale sommersione della bassa valle dal Tevere tra Orte e Roma e ,subito a valle della traversa, il corso del fiume sarebbe ben delimitato dalle difese sino al mare.
C-La situazione nella zona di Roma Nord
Da questo scenario sembrerebbe emergere una certa tranquillità per la situazione idraulica nella zona Nord di Roma all’intorno della diga : in realtà, come sappiamo, i corsi d’acqua sono realtà in evoluzione , come sembrerebbero in evoluzione la concentrazione degli eventi meteorici.
Ecco quindi una primaria esigenza: controllare in continua lo stato del fiume ( fondali, zone in erosione od in deposito ecc) e lo stato delle difese realizzate nel corso dei decenni dagli uomini.
Accanto a tale esigenza di conservazione della funzionalità ed integrità delle difese già in essere si aggiunge anche la necessità di dotare di opere idrauliche anche settori rivieraschi che i dati in nostro possesso fanno ricadere in zone di pericolosità per possibili esondazioni.
Per quanto concerne la zona Nord di Roma, quella che abbiamo chiamato come la zona di “imbocco” tra gli argini della “libera”valle tiberina alcune situazioni rispecchiano la prima esigenza, altre la seconda .
Tra i settori rivieraschi che sono già dotati di opere di difesa e che abbisognano di una vigilanza e di una manutenzione continua spicca quello del Fosso di Prima Porta.
D-Il Fosso di Prima PortaTale corso d’acqua all’epoca della realizzazione della Centrale di Castelgiubileo era uno dei numerosi affluenti minori del Tevere che svolgeva il suo corso tra le colline che dalla Via Cassia degradano verso il Tevere.
Dove attualmente sorge l’abitato di Prima Porta non vi erano che poche abitazioni, solo alcune delle quali prossime ai due fossi che , unendosi tra loro poco prima di arrivare a Tevere ( Monte Oliviero e Torraccia), formano il Fosso di Prima Porta propriamente detto.
Tale fosso non aveva argini ,stante il carattere agricolo dell’area circostante e della nota frequenza di subitanei allagamenti che creava in caso di anche medie precipitazioni ( non a caso la Villa di Livia fu posta dagli antichi romani sulle pendici di una collina, a quota sicuramente di sicurezza idraulica….)
Con la costruzione della Centrale la quota del Tevere a monte venne “rialzata” di circa 7 metri e quindi anche la quota alla confluenza dell’affluente Fosso di Prima Porta subì la medesima modifica.
E-La piena del 1965Nel 1965 il settore di Roma Nord fu interessato da un evento meteorico eccezionale , stimato in mm 250 di pioggia in poche ore.
La portata del Tevere non subì incrementi di sorta stante la lenta risposta del grande bacino mentre entrarono in piena tutti i piccoli affluenti tra i quali il Fosso di Prima Porta e l’adiacente Fosso Valchetta o Cremera.
L’entità e la pericolosità dell’evento fu tale che la Via Flaminia, all’altezza dell’abitato di Labaro , fu allagata con battenti di un metro d’acqua mentre la nascente borgata di Prima Porta fu letteralmente sommersa da tre metri di acqua e fango trascinati giù dalle alture per dilavamento causando anche perdite umane morti e danni estesi.
Il Ministero dei Lavori Pubblici , allora competente in materia di difesa idraulica, tramite il suo organo decentrato,l’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Tevere e l’Agro Romano, affrontò il problema con immediatezza , individuando le cause dell’accaduto oltre che nell’entità dell’evento meteorico anche nell’inadeguatezza delle sezioni di deflusso del fosso e negli alti livelli del Tevere alla confluenza per effetto del rigurgito della traversa di Castel Giubileo.
Il sistema di difesa idraulica per il Fosso di Prima Porta venne progettato e completato nel 1969 comprendendo :
·-Risagomatura dell’alveo e costruzione di arginature in terra con rivestimenti in mantellate metalliche estesi a tutto l’alveo di piena.
·-Opere di regimazione delle acque meteoriche ricadenti nel bacino del fosso all’esterno degli argini , capaci di raccoglierle, convogliarle e smaltirle ;opere comprensive di colatori d’acque bianche e di tre impianti idrovori ,onde assicurarne lo smaltimento indipendentemente dai livelli idrici presenti nel fosso.
Per sola notizia , risulta che l’ENEL , al fine di agevolare la realizzazione delle opere, abbia mantenuto sino al 1992 i livelli di rigurgito indotto dalla traversa di 2 metri al di sotto del massimo consentito dalla Convenzione reggente la concessione , dopo di che lo ha ricondotto alla quota massima di 17, 00 msm.
F-Degrado delle difese
Le risorse finanziarie per il mantenimento delle sezioni di deflusso della marrana e per la manutenzione degli argini e degli impianti idrovori si sono nel corso degli anni progressivamente ridotti tanto che all’inizio del 2002 , anno del transito alla Regione Lazio ed all’ARDIS delle competenze idrauliche da parte dello Stato, la situazione del sistema di difesa di Prima Porta era in sintesi il seguente :
·-Interrimento della marrana e dei due fossi adduttori;
·-Impraticabilità degli argini a causa della vegetazione infestante ;
·-Impianti idrovori obsoleti , privi di gruppi generatori e quindi affidati in via esclusiva , per il funzionamento, all’energia di rete.
Proprio nell’Agosto del 2002 si verificarono improvvise ed intense precipitazioni , stimate in circa 100 mm di altezza di pioggia che causarono allagamenti nelle zone più basse dell’abitato a causa anche del mancato funzionamento dei sollevamenti privi di alimentazione.
G-Interventi della Regione
La Regione Lazio dispose immediati finanziamenti per ovviare alle più macroscopiche carenze che hanno consentito entro il 2003 di eseguire :
·Ripristino , al momento ancora parziale ma rispondente alle più immediate necessità ed in tal senso funzionale, delle sezioni di deflusso della marrana e dei fossi adduttori.
·Rifacimento totale dei tre impianti idrovori di Via di Villa Livia, di Via Ferloni, di Via Frassineto. Tali apparati ora sono anche dotati di gruppi generatori che ne garantiscono il funzionamento nei casi di interruzione dell’energia di rete .
La spesa ad oggi sostenuta stata di circa 9,6 milioni di Euro di cui 2,6 a carico di fondi statali ( Legge 183/89), e 7 a totale carico regionale.
La spesa ancora necessaria per il completamento dello scavo dell’alveo ammonta a circa8 milioni di Euro.
H-Fosso ValchettaPer quanto concerne l’adiacente Fosso Valchetta o Cremera le opere eseguite o da eseguire per la messa in sicurezza dell’abitato di Labaro ha seguito tempi e modalità totalmente differenti dal Fosso di Prima Porta.
Il motivo di tale differenziazione dell’intervento dell’Amm.ne rispetto a quanto compiuto nel tempoper Prima Porta è derivata dall’indubbia minore pericolosità del sito, dal minore rigurgito del ricettore Tevere( il Fosso Valchetta confluisce nel Tevere a valle della diga di Castel Giubileo, trovando quindi quote di imbocco minori ).
L’abitato di Labaro è stato anch’esso però interessato da allagamenti ai quali negli anni 90 si è fatto fronte con la costruzione in sinistra del corso d’acqua di un arginello in froldo .
Tale sistemazione a parere dell’ARDIS necessita di integrazioni e modifiche che sono state ideate e sono già in corso di progettazione: entro l’anno sarà disponibile la progettazione preliminare che sarà sottoposta all’esame ed al confronto con gli organi comunali e municipali per un’opportuna presa di conoscenza e , soprattutto per un coordinamento con le opere igienico-sanitarie di loro esclusiva competenza.
A cura dell’ANAS sarà inoltre attuata la rimodellazione dell’alveo nella zona prossima alla foce nel Tevere, in quanto interessata dai lavori di raddoppio del GRA:
I- Altri interventi in progetto
Altri interventi in progetto nel settore più prossimo a Castel Giubileo riguardano la protezione di una zona della Via Tiberina, a monte di Prima Porta ove la quota di massima piena del F.Tevere supera quelle del terreno con possibili allagamenti nel caso di intense portate .
Al fine di apportare un fattivo contributo alla fruibilità di opere che hanno , come detto, presso che esclusiva funzione di difesa idraulica, l’Ardis ha ipotizzato la realizzazione di piste ciclabili sulla sommità degli argini ed una complessiva valorizzazione ambientale del quartiere di Prima Porta.
L’attuazione del quadro di progettazioni sopra elencate e l’attuazione dei lavori già previsti consentirà di ottenere lamessain sicurezza di una zona della città di Roma che più d’ogni altra ha subito nel tempo la soggezione di ricorrenti situazioni di emergenze e di pericoli.
Roma , 12 Novembre 2004
Franco Picerni
Dirigente A.R.DI.S


 
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